a cura di
Angelica La Polla
Se è vero che la poesia è sintesi dell’anima siamo tutti poeti.
Perché non cantare dunque i valori infiniti della vita che sono in fondo i tesori del cuore?
Essi non chiedono ugole d’oro né parole eccelse
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20/07/2011
Calabrisi jeu sugnu
Calabrisi jeu sugnu
Calabrisi jeu sugnu e mi ‘ndi vantu,
fatigu notti e jornu e
su’ cuntentu,
è duci s’è d’amuri lu
me’ cantu,
amaru s’è di dògghja e
di tormentu.
Di nuda cosa o’ mundu ‘nd’hàju schiantu
e su’ nimicu di lu
tradimentu;
tutti mi dinnu ca su’
malandrinu
puru se fazzu ‘u bravu
cittadinu.
Pe’ fari grandi chista Terra mia,
jeu volenteri l’anima
darrìa!
Domenico Caruso
S. Martino di Taurianova (R.C.)
(Da Musa
dialettale calabrese di “Calabria
Letteraria” - rivista di cultura, arte e turismo diretta da Emilio Frangella - Longobardi (CS) - Anno VII n. 7/8
Maggio - Giugno 1959.
Domenico Caruso

28/10/2010
LA CONDANNA DELL'AMORE
Svanisce la bellezza effimera di un sogno, nel dubbio che talor l'amore accende il ricordo degli attimi sprecati ancora l'anima mi brucia tradita dalle labbra che hanno allor taciuto le paroli dolci dettate. Ma dal monte a me sì caro la stella tra le stelle mi sorride e mi consola "non di parole soltanto l'amor si nutre ma anche del silenzio che alle labbra impongono i due cuori per dialogare. Assurdo pare ma così non è: all'umano anche l'amore la sua condanna infligge condannato a non saziarsi mai è l'innamorato"
Angelica La Polla

12/10/2010
NON SEI PRIMAVERA
Il sentiero ferma il mio passo, un albero spoglio mi tende il suo ramo. Mi aggrappo, resisto, poi m’abbandono. Anch’io sono un fiore reciso e fragile. L’inverno è cieco, imbianca ogni cosa calpesta la vita, il tuo cuore lasciato nel buio a vagabondare. Non sei primavera e i tuoi baci non schiudono più il mio freddo mattino.
Claudio Stillitano

12/10/2010
AHESTA BORO (CAMMINA LENTA)
Ahesta boro, mah-e-man, ahesta boro. Cammina lenta, mia graziosa luna, cammina lenta. Alza i tuoi occhi verdi, Miriam, sprofonda il tuo sguardo nei grandi mari del Nord, nel chiarore di una giovinezza inchiodata tra banchine vocianti di pescatori dalle mille storie di vita. Alza gli occhi, Miriam, spazza quella scia di fumo, di siringhe e sali che come afa tiranna invade le stanze annoiate di una stazione di morte. “Ho trent’anni”, ricordi quando un attimo rubo al tuo silenzio innocente, a una pace che non è speranza, e come un ladro sfioro il tuo viso asciutto, ancora offeso da rivoli di sangue. Sei bella, mia graziosa luna, con quel corpo incurvato in un fragile nido di pelle opaca, in quel canto di orgoglio smorzato da un vile e assurdo male che non concede grazia o giustizia alle tue mani imploranti. Ahesta boro, ahesta boro, cammina lenta, cammina lenta, mia graziosa luna, cammina lenta.
Un giorno, Miriam, - domani, se vuoi - strapperò quell’asta di ampolle e fili che gonfia e snatura le vene e storce in un grido velato le tue labbra sottili, tripudio d’amore, in attimi felici, di due rondine smarrite colpite al volo. Varcheremo insieme la terra del sole, dove pianta sari tra tulipani e gigli rigogliosi e fieri, i confini indelebili degli abissi marini che ricetto daranno alla dolce sirena che il canto ha smarrito della luna di miele. Ahesta boro, ahesta boro, cammina lenta, cammina lenta, mia graziosa luna.
E’ andata, Miriam, è andata via. nella notte improvvida della luna lenta. Solo un sorriso alla sua ombra stanca, ma sempre vigile nel giaciglio di spine. E’ andata, Miriam, è andata via. La luna ora spedita corre e l’alba chiama a risollevare il mondo.
Claudio Stillitano

07/10/2010
QUANDO HELIOS BACERA’ LE VALLI
Quando Helios bacerà le valli con i raggi di una ruota di fuoco, la mia terra si alzerà dal sonno vestita di rami di ulivo. Ritornerà Giovanni con il suo canto che ridesta le foglie, la sua pace che annulla i confini di romitorii che si innalzano a Dio. E’ tempo di arare, con le mani piegate a raccogliere spine, con un cuore venato dall’ingordigia di uomini che solitari non sono, ma avidi lupi rintanati nelle forre del monte. Vieni tempesta a bagnare questa mia arida terra che un giorno fu mare di grano, immensa pianura di viandanti infelici con l’aquila in fronte. Allunga lo sguardo, tu vedi ferite, rinunce alla vita nel tepore di sorrisi innocenti, che non hanno pretese, non hanno futuro, ma si ribellano al buio dei giorni. Lascia le fatiche che insozzano, le monete consunte di chi guarda al potere e colpito poi viene da sfuggente mano assassina. Quando Helios bacerà le valli finirà la notte nelle mura sberciate da attese infinite, inquietanti, uguali a se stesse ma ora esaltanti.
Angelica La Polla
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